Ieri il settore delle bici si è guardato allo specchio e ha deciso che pedalare non interessa più a nessuno. Lo dico perché ho letto un pezzo di Marco Toniolo su MTB-MAG che metteva in fila quattro notizie uscite nello stesso giorno, e leggendole una dietro l’altra ho avuto la stessa sensazione sua: che qualcuno, lassù, abbia perso completamente la bussola.
Parto dalla peggiore. Cannondale ha vinto una gara di Coppa del Mondo con Luca Martin a Lenzerheide. Tre giorni dopo ha annunciato che chiude il suo team da corsa a fine 2026, dopo più di trent’anni, per investire in un programma di creator e figure da comunità social. Hai letto bene. Vincono al massimo livello e tre giorni dopo spengono la luce sul reparto corse, perché evidentemente uno che spinge sui pedali fino a vomitare vende meno bici di uno che gira contenuti col telefono.
Poi c’è la ciliegina. Pinarello ha tirato fuori una Dogma F vestita da Louis Vuitton, disegnata da Pharrell Williams, con la sella in pelle e la catena dorata. L’hanno fatta sfilare a una settimana della moda a Parigi. Sfilare, non pedalare: un modello se l’è caricata in spalla come una borsa e ha attraversato una passerella di sabbia finta. La venderanno solo nelle boutique del lusso. Una bici che non tocca terra, pensata per gente che non la userà mai. Un foulard con le ruote.
Mi fermo qui perché il quadro è già chiaro. Da una parte chi fabbrica bici smette di credere che vincere serva a qualcosa. Dall’altra chi le trasforma in accessori da esibire. In mezzo, sempre più spesso, i social, che hanno convinto un sacco di gente che la bici sia uno sfondo per farsi vedere invece che un mezzo per andare da qualche parte.
Ecco, su questo voglio essere chiaro, perché è il punto in cui Dirty si separa da tutto il resto. Per noi la bici non è uno status. È una compagna di avventure che scegliamo perché funziona e perché ci piace, non per fare i fighi. Non ci interessa sfilare. Ci interessa partire presto, prendere la salita che fa male, sbagliare sentiero e ritrovarlo, tornare a casa coperti di polvere d’estate e di fango d’inverno. Le scarpe bianche le lasciamo ai ballerini.
E la cosa buffa è che mentre l’industria si guarda l’ombelico, fuori non è cambiato niente. Stamattina dietro Sanremo c’era lo stesso sentiero di sempre, con la stessa salita che non perdona e la stessa discesa che ti ripaga. Nessun motore con cambio automatico, nessuna catena dorata, nessun creator a riprendermi. Solo il respiro, le ruote sulla ghiaia e la voglia di arrivare in cima.
Lasciamoli alle loro passerelle e ai loro quoricini. Noi continuiamo a sporcarci, perché è lì che sta il bello, ed è una cosa che nessun reparto marketing potrà mai impacchettare e venderci.
Al diavolo l’algoritmo dei social, che decide lui cosa farti vedere.
Su Patreon i miei contenuti ti arrivano tutti, senza filtri.
Iscriviti e non ti perdi niente.

