
chi sono
Mi chiamo Max.
Pedalo dal 1999 e la bici non è mai stata una cosa sola.
È stata sport, lavoro, viaggio, testa.
E, soprattutto, è stata una scuola lunga: fatta di errori, aggiustamenti, scelte.
A un certo punto mi sono accorto di una cosa molto concreta.
Nel mondo della bici la gente compra anche “aiuto”.
E spesso lo capisco: quando sei nuovo, o quando cambi disciplina, hai davanti un muro di cose da imparare.
Il punto è come arriva quell’aiuto.
Se diventa rumore, o diventa qualcuno che ti dice chi devi essere, alla fine non è utile.
Io voglio fare l’opposto:
passarti esperienza reale in modo che tu diventi più autonomo, non più dipendente.
Perché il “colpo di pedale giusto” esiste.
Ma non è universale.
È tuo.
Questa è la direzione.
E i Dirty sono quelli che la scelgono.
La svolta che mi ha formato
C’è stata una svolta che mi ha messo in ordine.
Quando sono arrivate le MTB moderne ho dovuto fare un passo indietro.
Accettare una verità scomoda: dovevo re-imparare.
Oggi sembra normale parlare di scuole, corsi, contenuti ovunque.
All’epoca, no.
Quindi ho fatto quello che faccio sempre quando voglio capire davvero: ho cercato materiale serio, l’ho studiato, e l’ho portato sul campo.
Ho trovato un manuale americano di un campione di quell’epoca.
L’ho tradotto, l’ho provato sul serio, e ci ho costruito sopra una base didattica solida.
Non per “fare il fenomeno”.
Per imparare bene.
Ho capito di aver lavorato nella direzione giusta quando ho frequentato il corso da Maestro MTB FCI, insieme a insegnanti di livello come Jack Bisi e Fabio Rinaldi.
Quelle basi reggevano.
E lì mi è diventata chiarissima un’altra cosa: per insegnare non basta “saper fare”.
La didattica è metodo, progressioni, e capacità di leggere la persona, non solo il gesto.
Ma soprattutto mi ha lasciato una lezione che mi porto ancora dietro: l’umiltà.
Quella vera, che non è finta modestia.
È la consapevolezza che puoi sempre imparare qualcosa, anche quando pensi di saperne già abbastanza.

25 anni dentro la bici, a 360°
Quando dico “a 360°” non intendo che faccio tutto o che so tutto.
Intendo che la bici l’ho attraversata da angolazioni diverse, quelle che ti cambiano lo sguardo.
Ho iniziato presto con l’officina: mani sporche, problemi reali, soluzioni che o funzionano o non funzionano.
Ho avuto anche un mio piccolo negozio.
E ho lavorato nella vendita in contesti importanti, dove impari una cosa che vale più di mille pareri online: conta la domanda giusta, non la risposta veloce.
Ho corso in varie forme, a livello agonistico e amatoriale, dal 1999: XCO, ciclocross, endurance, e altri mondi che ti insegnano disciplina e lucidità.
E poi c’è la parte che per me completa tutto: cicloturismo e bikepacking.
La bici come esperienza, non solo come prestazione.
In mezzo, una cosa rimane costante: l’idea che si pedala meglio quando capisci cosa stai facendo e perché lo stai facendo.
E ho una base di biomeccanica “utile”, data dall’esperienza e da corsi di formazione, quella che ti serve per ragionare su taglie e scelte sensate, senza trasformare ogni dettaglio in un’ossessione.

Le mie scelte
(anche quando costavano)
Nel mio percorso ho preso spesso decisioni coraggiose pur di restare coerente con valori e desideri.
Questo mi ha portato tra alti e bassi, come succede quando provi davvero a costruire qualcosa.
Da ragazzo avevo un sogno semplice e grande insieme: fare cose intorno alla bici che fossero vive.
Un bike cafè, una community, corsi per insegnare.
Avevo lo sguardo avanti, ma non sempre avevo “gambe forti” per realizzare tutto: possibilità economiche e connessioni contano, inutile far finta di no.
Quello che non è mai mancato, però, è la voglia di non mollare.
E oggi non posso accettare che tutta questa esperienza resti chiusa in un cassetto.
Se può rendere il nostro piccolo mondo un po’ migliore, allora deve uscire.

Cosa non sono
Non sono uno che sbandiera ciò che non è. Se una cosa non la so, non la vendo.
Non sono uno che lavora per i “mostri” della performance.
Non posso trasformare il campione del mondo in qualcosa di più.
Posso aiutare tante persone normali che vogliono pedalare meglio, con più sicurezza e più senso.
Non sono settoriale.
Il ciclismo lo amo davvero a 360° e, se potessi, avrei una bici per ogni disciplina.
E non giudico il tuo modo di vivere la bici.
Ognuno ha il suo.
Qui teniamo dentro solo i punti di vista costruttivi e lasciamo fuori il rumore.
Cos’è MTBMAX, in pratica
MTBMAX non è una promessa.
È un ecosistema coerente.
La consulenza acquisto esiste quando sei davanti a una scelta che pesa e vuoi smettere di comprare “a intuito” o per moda.
Serve a chiarire cosa ti serve davvero, cosa stai sacrificando e cosa stai scegliendo.
La scuola 1:1 di MTB esiste quando vuoi lavorare sul campo con continuità.
Non la lezione spot: un percorso che costruisce competenza reale, passo dopo passo.
La Community Dirty esiste per chi vuole andare più in profondità. È il posto dove i Dirty si ritrovano davvero: percorsi, discussioni, contenuti riservati dai sentieri.
Il blog è il posto dove condivido il mio punto di vista: storie, criteri, strumenti pratici.
Perché crescere non significa “avere ragione”. Significa anche incontrare punti di vista diversi dal nostro, e saperli usare bene.
Questa è la direzione.
E i Dirty sono quelli che la scelgono.




