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MTB • Gravel • Bikepacking

Una bici trascurata si sente prima di vederla. La catena cigola, i dischi fischiano nelle discese verso il mare, il cambio fatica a salire di pignone. Niente di drammatico singolarmente, ma è una bici che lavora a metà e che durerà molto meno di quanto potrebbe.

Lavoro sulle bici da quando ho iniziato a pedalare, e gli errori che vedo qui in giro sono sempre gli stessi. La cosa buona è che evitarli non costa quasi nulla. Non serve diventare meccanici. Basta smettere di fare un paio di gesti automatici fatti male.

La catena va lubrificata, non annegata

L’olio serve dentro i rulli, nel punto dove il perno gira e si crea la pellicola che fa scorrere tutto. Quello che resta in superficie e cola sulla cassetta o sulla corona non lubrifica niente: raccoglie polvere d’estate e fango d’inverno, e te li impasta intorno al gruppo.

Il gesto giusto è in tre tempi. Metti l’olio, lascialo penetrare qualche minuto, poi passa uno straccio e togli tutto l’eccesso. Una catena asciutta al tatto dura molto più di una catena nera e appiccicosa. Ogni tanto sgrassa tutto fino al metallo pulito e riparti da lì, altrimenti continui a stratificare sporco su sporco.

Sui dischi ci vanno solo le pastiglie

Questo è l’errore che si paga più caro, perché te ne accorgi tardi: tiri la leva e non frena come dovrebbe. Sui dischi non deve finire niente, a parte le pastiglie. Niente olio, niente sgrassante, niente spray.

I lubrificanti spray sono i più infami. Nebulizzano nell’aria e si posano dove capita, dischi compresi, anche se hai mirato dall’altra parte. Se devi usarli, sposta la bici di qualche metro o copri i dischi. E se ti accorgi che qualcosa è finito sulla superficie frenante, un panno pulito e un po’ di alcol isopropilico rimettono le cose a posto.

La dinamometrica non è roba da maniaci

Stringere a sentimento funziona finché non funziona più. Su certi bulloni te la cavi, su altri no, e i punti delicati sono proprio i più piccoli: attacco manubrio, reggisella, morsetti vari. Sul carbonio poi non c’è margine. Una volta schiacciato, il pezzo è da buttare e basta.

Una chiave dinamometrica non deve essere costosa per essere utile. Anche una economica fa la cosa più importante: ti obbliga a cercare il valore di serraggio corretto prima di mettere le mani sul bullone. Fuori casa è un altro discorso: la dinamometrica resta in officina, e se devi stringere qualcosa lungo il giro vai a mano, serrando poco e controllando appena puoi.

I freni nuovi vanno rodati prima di fidarsi

Monti dischi o pastiglie nuove e parti come se niente fosse: sbagliato. I freni a disco hanno bisogno di qualche ciclo di calore controllato per costruire lo strato di attrito tra pastiglia e disco. Se salti il passaggio rischi che la prima frenata seria arrivi vuota, o che surriscaldino quando ti servono davvero.

Il metodo più semplice lo fai su qualsiasi discesa pulita. Freni in modo progressivo e costante senza mai bloccare, li lasci raffreddare mentre risali, e ripeti qualche volta. Pressione decisa e graduale, mai strappi. Sono cinque minuti che ti cambiano la fiducia sui freni per tutta la vita di quelle pastiglie.

Bici bagnata, mai chiusa in cantina

Qui chi vive sulla costa parte svantaggiato. L’aria di mare della Liguria è umida e salina, e il sale è la cosa che mangia il metallo più in fretta di qualsiasi altra. Torni da un giro nell’entroterra sanremasco sotto la pioggia, o lavi la bici dopo l’uscita, e la chiudi così com’è: l’acqua resta intrappolata dove non la vedi e comincia a lavorare contro di te.

Le bici di oggi sono un misto di materiali con sempre più elettronica dentro, e l’acqua ferma corrode, ossida, fa grippare i componenti tra loro. Prima di riporla, lasciala asciugare in un posto arieggiato. Un quarto d’ora di pazienza ti salva pezzi che paghi cari.

Gira la voce che essere Dirty significhi fregarsene della bici. Vale il contrario. Ci sporchiamo sui sentieri, pedaliamo bagnati, dormiamo dove capita, ma la bici resta la compagna che ci porta dove vogliamo andare. Tenerla in ordine non ci rende dei fighetti. È il rispetto minimo verso il mezzo che ci tiene su.

Il fango si fa fuori, sui sentieri. In garage la bici si asciuga, si pulisce e torna pronta per il prossimo giro.

Al diavolo l’algoritmo dei social, che decide lui cosa farti vedere.

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